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30-01-2026
Rischio idrogeologico e mercato immobiliare, gli effetti sul prezzo delle case in una ricerca del Politecnico di Milano
In una nazione ad alto rischio idrogeologico come l’Italia, si sa ancora poco su quanto questo aspetto influisca sulla valutazione di un immobile. Una lacuna che cerca di colmare lo studio effettuato da Marco Rossitti, ricercatore del Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito – DABC del Politecnico di Milano, con un working paper dal titolo: “Valutazione del rischio di alluvione e caratteristiche di resilienza nel mercato immobiliare italiano”, apparso sulla piattaforma SSRN all’interno della Working Paper Series del Center for Real Estate del MIT - Massachusetts Institute of Technology di Boston, USA.
La ricerca, infatti, è stata svolta in parte proprio presso il Center for Real Estate del MIT, dove Rossitti ha trascorso un periodo di visiting grazie al Progetto Rocca – una collaborazione internazionale tra Politecnico e MIT – e dove ha lavorato a stretto contatto con la docente Siqi Zheng, nome autorevole nel campo del real estate mondiale. Grazie al modello econometrico sviluppato al MIT e a un accordo di fornitura dati con il portale immobiliare Idealista, siglato con il supporto della docente DABC Francesca Torrieri, lo studio è partito da una mole di dati di circa tre milioni di annunci immobiliari per analizzare come il rischio di alluvione e le caratteristiche di resilienza influenzino i prezzi delle abitazioni, concentrandosi in particolare sulla regione Lombardia. Dopo una prima scrematura, gli annunci immobiliari comprensivi di tutti i dati utili e presi in considerazione per l’analisi sono stati alla fine poco più di un milione.
«Abbiamo scelto di soffermarci sugli appartamenti, partendo dal prezzo di offerta per poi stimare il valore di mercato dell’immobile in funzione delle sue caratteristiche intrinseche – ha spiegato Rossitti – come la superficie, il numero di piano, e le sue caratteristiche estrinseche, definite attraverso l’uso di un sistema GIS: distanze dai mezzi pubblici o dal centro storico, e ovviamente quelle legate al focus della ricerca, come la distanza da un fiume o da un lago, caratteristiche queste che in realtà il mercato immobiliare potrebbe apprezzare, sebbene possano aumentare le condizioni di rischio». La geolocalizzazione è stata messa a confronto con la pericolosità alluvionale riportata nelle mappe ufficiali di ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, e il risultato è chiaro: un piccolo ma significativo abbassamento del prezzo per gli immobili in aree, appunto, “a rischio”. Il deprezzamento varia, ed è maggiore per le unità immobiliari situate ai piani inferiori mentre diminuisce con l’aumentare dell’altezza del piano (resilienza “verticale”). Inoltre, gli immobili in buono stato conservativo sono percepiti come più resilienti e, di conseguenza, registrano ribassi più contenuti.
Lo studio potrebbe diventare uno strumento per approcciare la progettazione in modo diverso: per esempio, pensando di non utilizzare il piano terra – che è il più colpito – a scopo abitativo, ma di lasciarlo libero. «Uno dei risultati interessanti, in una prospettiva di pianificazione, è che gli investimenti pubblici in opere di mitigazione del rischio idraulico effettivamente vanno a ridurre l’impatto negativo sui prezzi – commenta Rossitti – Inoltre se i valori di mercato si abbassano troppo, solo chi ha poca disponibilità economica andrà ad abitare in certe zone, generando così anche un tema di ingiustizia sociale».
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27-01-2026
I progetti di ricerca PROTECT, META-SENSE e LANTER del Politecnico di Milano si aggiudicano tre ERC Proof of Concept
27 gennaio 2026 – Sono tre i progetti di docenti e ricercatori del Politecnico di Milano ad aver ricevuto finanziamenti dalla vittoria di un ERC Proof of Concept. PROTECT, di Alessandro Filippo Maria Pellegata (Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica), mira a colmare il vuoto di conoscenze nel campo della sicurezza dei farmaci in gravidanza. META-SENSE, del Dipartimento di Fisica e coordinato dalla professoressa Margherita Maiuri, si propone di sviluppare un nanosensore per la rilevazione dei PFAS. Il progetto LANTERN, infine, sviluppa una metodologia di nanofabbricazione di microchip: è a firma di Edoardo Albisetti, professore del Dipartimento di Fisica.
L’European Research Council (ERC) sovvenziona attraverso il bando ERC PoC progetti eccellenti capaci di distinguersi in ambiti di frontiera, supplementari all’ERC principale, con lo scopo di inserire sul mercato i primi risultati della ricerca di base.
Con l’ERC PoC appena ottenuto il primato del Politecnico cresce ancora, confermandosi prima università italiana per finanziamenti ricevuti nell’ambito del programma Horizon Europe con 389 progetti per un totale di circa 185,68 milioni di euro.
Nell’ambito del programma quadro di finanziamento Horizon Europe 2021-2027, il Politecnico di Milano ha ottenuto finora 44 progetti ERC per un totale di 44,65 milioni di euro.
PROTECT
La sicurezza dei farmaci in gravidanza è ancora oggi una delle aree meno esplorate e più critiche della medicina. Le donne in gravidanza vengono generalmente escluse dagli studi clinici e i modelli animali spesso non sono in grado di prevedere in modo affidabile gli effetti dei farmaci sul feto umano. Di conseguenza, molte terapie vengono evitate durante la gravidanza non perché dimostrate dannose, ma per la mancanza di dati scientifici adeguati, con importanti ricadute cliniche e sociali.
Il progetto PROTECT, guidato da Alessandro Filippo Maria Pellegata, vuole colmare questo vuoto di conoscenza attraverso lo sviluppo di una piattaforma innovativa basata su modelli tridimensionali di tessuti fetali umani realizzati tramite bioprinting 3D. Utilizzando cellule derivate dal liquido amniotico, il sistema consente di ricreare in laboratorio tessuti umani che riproducono fasi chiave dello sviluppo fetale, permettendo di valutare in modo sistematico la tossicità dei farmaci in condizioni controllate e riproducibili.
Questo approccio punta a migliorare la capacità di prevedere i rischi reali dei farmaci sul feto umano, riducendo al contempo il ricorso alla sperimentazione animale. PROTECT intende così contribuire a una medicina più sicura e inclusiva in gravidanza, fornendo nuovi strumenti per supportare decisioni terapeutiche più informate e basate su evidenze scientifiche più solide.
Il progetto nasce al LaBS - 3D Bioprinting and Tissue Engineering Lab del Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica del Politecnico di Milano, in collaborazione con Day One.
Alessandro Filippo Maria Pellegata insegna al DCMC del Politecnico di Milano ed è Principal Investigator del laboratorio LaBS – 3D Bioprinting and Tissue Engineering, dove coordina attività di ricerca nel campo della medicina rigenerativa e dei modelli biologici avanzati. Nel corso degli anni ha progressivamente ampliato il proprio ambito di ricerca, integrando bioingegneria, biologia cellulare e materiali avanzati per sviluppare nuove soluzioni di rigenerazione tissutale rivolte in particolare alle patologie pediatriche e prenatali. Questo percorso lo ha portato a maturare una solida esperienza internazionale presso l’UCL Great Ormond Street Institute of Child Health di Londra, dove ha contribuito allo sviluppo di organi ingegnerizzati e allo studio dei meccanismi che regolano la formazione e la funzione dei vasi sanguigni. Nel 2024 ha ricevuto un ERC Consolidator Grant per sviluppare una nuova strategia di ingegneria tissutale per il trattamento della spina bifida.
META-SENSE
META-SENSE, progetto a cura di Margherita Maiuri, si propone di sviluppare un nanosensore compatto, rigenerabile e label-free per la rilevazione di una particolare classe di contaminanti chimici, i PFAS.
I PFAS, acronimo di sostanze per- e polifluoroalchiliche, sono composti chimici sintetici ampiamente utilizzati in ambito industriale e nei beni di consumo per la loro resistenza al calore e all’acqua. Questa stessa resistenza li rende però estremamente persistenti, da cui il soprannome di “forever chemicals”. Oggi i PFAS sono tra i contaminanti più diffusi, presenti nell’acqua, nel suolo e nell’aria in tutto il mondo. L’inasprimento delle normative e la crescente consapevolezza dei rischi sanitari e ambientali legati alla contaminazione da PFAS stanno alimentando un’urgente domanda di soluzioni analitiche rapide ed accurate, che gli approcci convenzionali faticano a soddisfare.
Il progetto META-SENSE svilupperà un nanosensore compatto e rigenerabile per la rilevazione dei PFAS direttamente in acqua in pochi minuti. Basato su metasuperfici ottiche all’avanguardia, il dispositivo consentirà la quantificazione rapida e in situ, riducendo la dipendenza da analisi di laboratorio centralizzate.
Supportando un monitoraggio scalabile della qualità dell’acqua, META-SENSE si propone di rendere la diagnostica ambientale più accessibile e di velocizzare i processi decisionali per lo screening e la bonifica, con l’obiettivo di favorire la transizione della tecnologia proposta verso applicazioni industriali future.
Margherita Maiuri è professoressa al Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano, dove coordina attività di ricerca nel campo della spettroscopia ultraveloce applicata a sistemi biomimetici e a nanostrutture ottiche. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Fisica al Politecnico di Milano, specializzandosi nell'ottica ultraveloce di biomolecole. Ha ottenuto una Marie Skłodowska-Curie Global Fellowship e ha lavorato presso l’Università di Princeton sulla spettroscopia elettronica multidimensionale ultraveloce. Nel 2022 ha ottenuto un finanziamento europeo ERC Starting Grant con il progetto ULYSSES. I suoi principali interessi di ricerca includono lo studio di sistemi complessi per la conversione dell'energia luminosa in strutture molecolari, metasuperfici ottiche ultraveloci e interazioni forti luce-materia, supportati da finanziamenti nazionali e internazionali.
LANTERN
Lo sviluppo delle tecnologie ICT richiede nuovi approcci per la fabbricazione di microchip, in grado di superare i limiti della nanolitografia convenzionale. In particolare, l’elaborazione e la trasmissione dei segnali nei dispositivi elettronici e fotonici di nuova generazione richiedono la nanostrutturazione di materiali chiave, come gli ossidi complessi: un obiettivo che oggi risulta ancora difficilmente raggiungibile con i processi standard di camera bianca.
Il progetto LANTERN, del professor Edoardo Albisetti, sviluppa e dimostra una metodologia di nanofabbricazione radicalmente innovativa basata su un fascio laser altamente focalizzato, in grado di modulare localmente, in tre dimensioni, le proprietà funzionali degli ossidi complessi (per esempio magnetiche e ottiche) con precisione sub-micrometrica.
L’efficacia del metodo sarà validata attraverso la realizzazione di un prototipo di dispositivo per il filtraggio di segnali a radiofrequenza e, successivamente, estesa ad altri sistemi di interesse tecnologico, come memorie magnetiche e dispositivi fotonici. Nel complesso, il progetto mira a porre le basi per l’adozione industriale della tecnologia e per i successivi sviluppi, inclusa la scalabilità verso iniziative di trasferimento tecnologico.
Edoardo Albisetti è professore del Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano e Principal Investigator (PI) nel gruppo di ricerca PhyND. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Fisica al Politecnico di Milano, svolgendo un periodo come visiting student al Georgia Tech di Atlanta, negli Stati Uniti. È stato Marie Skłodowska-Curie Postdoctoral Fellow presso il CUNY Advanced Science Research Center e la New York University di New York. Nel 2021 ha ricevuto un ERC Starting Grant, per il progetto B3YOND. I suoi principali interessi di ricerca riguardano lo sviluppo di metodologie innovative per controllare, su scala nanometrica, le proprietà fisiche della materia condensata, con l’obiettivo di progettare e realizzare nuovi materiali e dispositivi con funzionalità avanzate e basso impatto energetico.
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20-01-2026
Un chip “intelligente” che riduce consumi e tempi di calcolo: dal Politecnico di Milano una svolta nel computing ad alte prestazioni
Ridurre drasticamente i consumi energetici, e accelerare l’elaborazione di grandi quantità di dati. È l’obiettivo del nuovo chip sviluppato da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria – DEIB del Politecnico di Milano, guidati dal docente Daniele Ielmini, e presentato nello studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Electronics, con primo autore il ricercatore Piergiulio Mannocci.
Il lavoro nasce all’interno del progetto ANIMATE (ANalogue In-Memory computing with Advanced device Technology) che si era aggiudicato un ERC Advanced Grant nel 2022 e partiva dalla ricerca preliminare di Daniele Ielmini sul CL-IMC (Closed-Loop In-Memory Computing), ovvero il calcolo in memoria ad anello chiuso, e sulle opportunità che offriva: ridotti tempi per la risoluzione di calcoli e fino a 5.000 volte meno energia rispetto ai computer digitali. Obiettivo del progetto ANIMATE era proprio lo sviluppo della tecnologia per il dispositivo, circuiti, architetture di sistema e l’insieme di applicazioni atti a validare il CL-IMC.
Il chip elaborato si avvale, appunto, del calcolo in-memoria che si propone di superare un limite dei computer: la necessità di spostare continuamente i dati tra memoria e processore. Eliminando questo “traffico” interno, i sistemi diventano più veloci ed energeticamente efficienti. Nello studio appena pubblicato, il team del DEIB presenta un acceleratore analogico completamente integratoper la soluzione di sistemi di equazioni lineari e non lineari, realizzato in tecnologia CMOS (Complementary Metal-Oxide-Semiconductor), un processo standard per la fabbricazione di circuiti integrati su silicio.
Il dispositivo utilizza due array 64×64 di memorie resistive programmabili: un array è una sorta di “griglia ordinata” composta da elementi identici disposti in righe e colonne, simile a un foglio a quadretti, dove ogni incrocio tra una riga e una colonna rappresenta una cella di memoria. Le celle utilizzate sono basate su tecnologie SRAM (Static Random-Access Memory), un tipo di memoria veloce e stabile, qui combinata con resistori integrati che consentono di programmare diversi livelli di resistenza. L’architettura è completata da un innovativo schema di elaborazione analogica che sfrutta componenti integrati nel chip, come amplificatori operazionali e convertitori analogico-digitali.
L’insieme permette al sistema di affrontare calcoli complessi direttamente all’interno della struttura di memoria, evitando di spostare i dati verso un processore esterno, e di ridurre così i tempi di calcolo in modo significativo. Nei test, il chip ha raggiunto un’accuratezza simile a quella dei sistemi digitali tradizionali, ma con minori consumi energetici, ridotta latenza di calcolo e un ingombro sul silicio più contenuto.
«Il chip integrato dimostra la fattibilità su scala industriale di un concetto rivoluzionario come il calcolo analogico in memoria – ha spiegato Daniele Ielmini, docente del DEIB e alla guida del gruppo di ricerca – Siamo già al lavoro per trasferire questa innovazione in applicazioni nel mondo reale per ridurre i costi energetici del calcolo, soprattutto nell’ambito dell’intelligenza artificiale».
«Questo lavoro è il risultato di una collaborazione internazionale tra mondo accademico e industriale che ha coinvolto anche la Peking University, sviluppata da un team eterogeneo che ha coinvolto professori, ricercatori, dottorandi e studenti – commenta Piergiulio Mannocci, ricercatore del DEIB e primo autore – e dimostra il potenziale del calcolo in-memoria analogico per applicazioni ad alte prestazioni ed elevata efficienza energetica.»
Lo studio rappresenta un passo avanti importante verso dispositivi più compatti, veloci e sostenibili, aprendo nuove prospettive per la ricerca e per l’industria: il calcolo in-memoria è una soluzione ideale, infatti, in contesti che richiedono alte prestazioni ed elevata efficienza energetica come l’intelligenza artificiale, l’elaborazione di grandi moli di dati e i sistemi di comunicazione wireless di nuova generazione. Le applicazioni spaziano dalla robotica ai data center, dai sistemi di navigazione fino alle reti di telecomunicazione avanzate, come il 5G e le future tecnologie 6G.
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16-01-2026
I Latis e Milano 1945-1985. Una mostra al Politecnico di Milano su Vito e Gustavo Latis, protagonisti dell’architettura milanese del dopoguerra
I Latis e Milano 1945-1985
Spazio Mostre Guido Nardi - Politecnico di Milano
21 gennaio - 21 marzo 2026, Dal lunedì al venerdì, ore 10.00 - 19.00
Inaugurazione: 21 gennaio 2026, ore 18.00Milano, 16 gennaio 2026 - Dal 21 gennaio al 21 marzo 2026, lo Spazio Mostre Guido Nardi del Politecnico di Milano ospita la mostra I Latis e Milano 1945-1985, dedicata a Vito e Gustavo Latis, due figure centrali dell’architettura italiana del secondo Novecento.
L’inaugurazione è prevista mercoledì 21 gennaio alle ore 18.00.A cura di Marco Biraghi, Giovanna Latis, Tommaso Mazzega e Francesco Patetta, la mostra ricostruisce il contributo dei fratelli Latis alla trasformazione di Milano nel secondo dopoguerra, mettendo in luce una produzione architettonica di enorme impatto urbano e sociale, caratterizzata da rigore formale, sobrietà e attenzione alla dimensione collettiva
Laureatisi entrambi al Politecnico di Milano - Vito Latis nel 1935 e Gustavo Latis nel 1948 - i due architetti, dopo l’esperienza dell’esilio in Svizzera durante le leggi razziali fasciste, avviano dapprima percorsi professionali autonomi per poi associarsi stabilmente a metà degli anni Cinquanta. Dal 1955, lo Studio Latis Architetti realizza per oltre quarant’anni alcuni tra gli edifici residenziali più significativi della città, contribuendo in modo decisivo alla definizione dell’identità architettonica della Milano moderna.
Tra i progetti presentati in mostra figurano il condominio di via Lanzone (1949-53), in dialogo con l’edificio di Asnago e Vender, l’edificio per abitazioni, uffici e commercio in via Turati (1953-55), esempio emblematico di “urbanità”, e l’edificio di via Monte Santo (1954-55), in cui convivono funzioni diverse all’interno di un unico corpo architettonico
Basata sugli archivi privati della famiglia Latis, l’esposizione propone una selezione di opere prevalentemente residenziali, affiancando alla lettura dei progetti il contesto del dibattito urbano e sociale dell’epoca. Il percorso espositivo è arricchito da una visione contemporanea e inedita grazie agli scatti del fotografo Sosthen Hennekam, che dialogano con il patrimonio storico presentato in mostra
La mostra è promossa dal Politecnico di Milano con il coinvolgimento della Scuola AUIC e del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DAStU). È realizzata con il patrocinio dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Milano e dell’ADI - Associazione per il Disegno Industriale.
I Latis e Milano 1945-1985
Spazio Mostre Guido Nardi - Politecnico di Milano
21 gennaio - 21 marzo 2026, Dal lunedì al venerdì, ore 10.00 - 19.00
Inaugurazione: 21 gennaio 2026, ore 18.00 -
13-01-2026
Telecomunicazioni oltre il 6G: il primo chip standalone a onde di spin con campo magnetico incorporato
Milano, 13 gennaio 2025 - Il Politecnico di Milano crea il primo dispositivo integrato e completamente sintonizzabile il cui funzionamento si basa sulle onde di spin, un progetto che apre nuove possibilità per le telecomunicazioni del futuro, ben oltre gli attuali standard 5G e 6G. Pubblicato sulla rivista Advanced Materials, lo studio è stato condotto da un gruppo di ricerca guidato da Riccardo Bertacco del Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano, in collaborazione con Philipp Pirro della Rheinland-Pfälzische Technische Universität e Silvia Tacchi dell'Istituto Officina dei Materiali - CNR-IOM.
La magnonica è una tecnologia emergente che utilizza le onde di spin (ovvero eccitazioni collettive degli spin elettronici nei materiali magnetici) come alternativa ai segnali elettrici. La diffusione di questa tecnologia è stata finora ostacolata dalla necessità di un campo magnetico esterno, che ne ha impedito l'integrazione nei chip.
Il nuovo dispositivo sviluppato presso il Politecnico aggira questo ostacolo: è miniaturizzato (100×150 micrometri quadrati, dimensioni sensibilmente inferiori rispetto agli attuali dispositivi di elaborazione dei segnali a radiofrequenza basati su onde acustiche); è completamente integrato su silicio, pertanto compatibile con le piattaforme elettroniche esistenti, e funziona senza magneti esterni grazie a una combinazione innovativa di micromagneti permanenti SmCo e concentratori di flusso magnetico.
La guida d'onda di spin è realizzata in CoFeB e dotata di due antenne per l'ingresso e l'uscita del segnale a radiofrequenza. Il campo magnetico trasversale può essere modulato con estrema precisione modificando la distanza tra i magneti e i concentratori all’interno di un intervallo tra 11 e 20,5 mT. Ciò consente di regolare la frequenza operativa tra 3 e 8 GHz e lo sfasamento fino a 120 gradi a 6 GHz.
Oltre a dimostrare il principio della tecnologia, i ricercatori sottolineano che: i prototipi svolgono già la funzione di linee di ritardo e sfasatori, senza l'applicazione di un campo di polarizzazione esterno; esiste la possibilità di integrare MEMS all’interno del progetto al fine di consentire ai dispositivi di essere riconfigurati in tempo reale; la scelta dei micromagneti SmCo ne garantisce la stabilità a temperature fino a 200 °C e la possibilità di generare il campo magnetico senza consumare energia.
Come spiega Riccardo Bertacco del Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano: "Questo risultato è un passo decisivo per portare le onde di spin dalle dimostrazioni in laboratorio a una tecnologia che può essere effettivamente incorporata nei sistemi di telecomunicazione e nei circuiti elettronici".
Silvia Tacchi, del CNR-IOM, aggiunge: "Questa scoperta costituisce un avanzamento fondamentale nel campo della magnetica in quanto porta i chip a onde di spin un passo più vicini all'integrazione nei dispositivi elettronici".
Lo sviluppo di tali dispositivi rientra nel progetto MandMEMS, finanziato dall'Unione Europea nell'ambito di Horizon Europe. Il coordinatore del progetto, Philipp Pirro della RPTU, descrive questo successo come parte integrante della tabella di marcia del progetto stesso: "Grazie al raggiungimento di questo traguardo siamo ora in grado di affrontare le prossime sfide, come l'ulteriore aumento dell'efficienza di trasmissione dei dispositivi. Alla luce dei grandi progressi registrati fino ad ora, siamo fiduciosi di poter presentare presto dispositivi 6G commercializzabili standalone basati su chip a onde di spin".
Il consorzio coinvolge diversi centri di ricerca europei e partner industriali, e mette in campo competenze che vanno dalla magnonica ai MEMS, dall'elettronica a radiofrequenza alla scienza dei materiali. L'obiettivo è sviluppare una piattaforma tecnologica in grado di rendere i dispositivi di comunicazione del futuro più efficienti, compatti e riconfigurabili, gettando così le fondamenta di nuove applicazioni nelle telecomunicazioni e nell'elettronica ad alta frequenza.
Con questa innovazione, il Politecnico di Milano, la Rheinland-Pfälzische Technische Universität e l'Istituto Officina dei Materiali - CNR-IOM hanno preparato il terreno per lo sviluppo di dispositivi compatti, a basso consumo e ad alte prestazioni, con possibili riverberi non solo sul futuro delle telecomunicazioni, ma anche su elettronica di consumo, settore automobilistico, diagnostica e più in generale su tutte le applicazioni che richiedono l'elaborazione integrata di segnali ad alta frequenza.
Sito web del progetto: www.mandmems.eu
M. Cocconcelli, F. Maspero, A. Micelli, A. Toniato, A. Del Giacco, N. Pellizzi, A. E. Plaza, A. Cattoni, M. Madami, R. Silvani, C. Adelmann, A. A. Hamadeh, P. Pirro, S. Tacchi, F. Ciubotaru, R. Bertacco, “Standalone Integrated Magnonic Devices”, Adv. Mater. 2025, 2503493. https://doi.org/10.1002/adma.202503493
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08-01-2026
Life on Campus. People and places - Ottant’anni di vita universitaria raccontano come è cambiata l’Italia
Milano, 8 gennaio 2026-Ottant’anni di vita universitaria non si misurano solo in date e traguardi accademici. Si riconoscono nei luoghi che cambiano, nelle persone che li attraversano, negli oggetti quotidiani che diventano memoria collettiva. Life on Campus. People and places è la mostra con cui il Politecnico di Milano racconta la propria storia dal dopoguerra a oggi attraverso lo sguardo della comunità che lo ha abitato e trasformato.
Allestita presso lo Spazio Mostre degli Archivi Storici del Campus Bovisa, la mostra – visitabile fino al 13 marzo 2026 – propone un viaggio nella vita quotidiana dell’università dal 1945 al 2025, intrecciando storia istituzionale e storia sociale. Un racconto che restituisce il Politecnico non solo come luogo di produzione del sapere, ma come ecosistema umano, culturale e urbano, in dialogo costante con la città e con il Paese.
Il percorso espositivo si articola in cinque sezioni tematiche: Polimi Tour, dedicata all’evoluzione degli spazi del campus; In&Out, sui movimenti internazionali di studenti e idee; Community Tales, che raccoglie storie e testimonianze della comunità politecnica; Lifestyle, una panoramica visiva su stili di vita e costume; e Public Engagement, che documenta il ruolo pubblico del Politecnico attraverso eventi e attività condivise con la cittadinanza.
Fotografie, disegni, cartoline, oggetti d’uso quotidiano e materiali d’archivio costruiscono una narrazione corale, che attraversa la ricostruzione del dopoguerra, le trasformazioni sociali ed economiche del Novecento, l’internazionalizzazione dell’università e il suo ruolo nel dibattito contemporaneo. Un omaggio alla comunità politecnica e alla sua capacità di costruire futuro, giorno dopo giorno.
La mostra è a ingresso libero ed è visitabile fino al 13 marzo 2026, dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 20.00 e il sabato dalle 9.30 alle 16.00.
A gennaio sono inoltre previste nuove visite guidate in italiano, su iscrizione: sabato 17 gennaio e sabato 31 gennaio, entrambe alle ore 11.00.https://www.polimi.it/il-politecnico/eventi/dettaglio-evento/life-on-campus-people-and-places
Life on Campus | People and places
Spazio Mostre Archivi Storici, Campus Bovisa
via Candiani 72, MilanoFino al 13 marzo 2026
Orari di apertura
lunedì–venerdì: 9.30–20.00, sabato: 9.30–16.00
Ingresso liberoCredits
Mostra a cura di / Curated by
Margherita Cagnotto, Chiara PesentiProdotta da / Produced by
Archivi Storici e Attività Museali, Politecnico di Milano
Ludovica Cappelletti | Anna Colella | Vincenzo Ficco | Silvia RaucciProgetto grafico / Visual Design
Stefano MandatoProgetto di allestimento / Exhibit Design
Lola Ottolini
con Matteo Andreoletti e Lucia Emma Avolio