Vibrazioni sotto controllo: Andrea Motta vince il Premio "Prof. Francesco Rosa"
Andrea Motta, 26 anni, laureato magistrale in Ingegneria Meccanica al Politecnico di Milano con specializzazione in Bio-Inspired Engineering, ha vinto il Premio di Laurea "Prof. Francesco Rosa", del valore di 2.000 euro. Un riconoscimento che, per lui, ha un significato che va oltre il merito accademico: durante la ricerca bibliografica per la tesi si era già imbattuto negli studi del Professor Rosa, finiti per diventare parte integrante del suo elaborato. Scoprire poi l'esistenza di un premio dedicato alla sua memoria è stato, racconta, "un momento molto significativo".
Una metastruttura per vedere meglio l'invisibile
La tesi di Andrea affronta un problema tanto sottile quanto cruciale: le vibrazioni a bassa frequenza nelle linee di trasferimento dei microscopi cryo-TEM, strumenti straordinari usati ad esempio per studiare il virus del COVID-19, dove anche vibrazioni minime possono compromettere la risoluzione dell'immagine.
La soluzione progettata da Andrea è una metastruttura passiva di smorzamento, leggera, realizzata in titanio e prodotta tramite additive manufacturing. Il sistema sfrutta risonanze locali per dissipare l'energia vibrazionale attraverso smorzamento a particelle e magnetico. I risultati confermano l'efficacia del sistema, con buone attenuazioni e una forte corrispondenza tra modello numerico e test sperimentali: un punto di partenza concreto per estendere l'approccio ad altri ambienti ad alta precisione, dalla strumentazione scientifica ai sistemi industriali, dove il controllo delle vibrazioni è ancora una sfida aperta.
La natura come manuale di Ingegneria
La scelta del Politecnico, racconta Andrea, è stata "naturale, di testa e di cuore insieme": attitudini tecniche maturate durante il percorso scolastico e la passione per veicoli e velivoli hanno reso Ingegneria Meccanica la strada più logica e insieme la più sentita. La specializzazione in Bio-Inspired Engineering ha poi cambiato il modo in cui guarda al suo mestiere: "mi ha insegnato a guardare la natura non come uno sfondo, ma come un manuale di ingegneria affinato da milioni di anni di evoluzione". Un cambio di prospettiva, dice, che gli ha fatto scoprire una bellezza inaspettata in qualcosa che spesso si dà per scontato.
La lezione più grande del Politecnico? "Che il lavoro e il sacrificio prima o poi ripagano. La capacità di perseverare è forse la cosa più importante che questa università costruisce nelle persone, insieme a una preparazione tecnica solidissima che accomuna tutti i miei colleghi."
Un premio, due dediche
Il bando del Premio Rosa intercettava in pieno i pilastri del percorso di Andrea: bio-inspired design, progettazione meccanica e additive manufacturing. Ma il valore personale di questo riconoscimento è duplice. Andrea ha infatti voluto dedicare il proprio lavoro anche a una persona speciale che non è più con lui, che lo ha guidato e ispirato lungo tutto il percorso. "Rappresentare la memoria di due persone importanti attraverso il mio progetto è qualcosa di profondamente emozionante: il modo più bello per chiudere questo capitolo."
Il futuro: energia, elettrificazione, impatto
Guardando avanti, Andrea vuole continuare a lavorare con lo stesso approccio appreso in magistrale: affrontare problemi complessi con curiosità, creatività e rigore, a contatto con le persone. Lo affascina in particolare il settore dell'energia e dell'elettrificazione, dove sente che l'ingegneria può avere un impatto concreto sulla vita delle persone. Il sogno, dice, è "contribuire a qualcosa che duri: un prodotto, una soluzione, una trasformazione che possa davvero fare la differenza".