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Stefano Albanese, dal Politecnico al laboratorio GeePs di Paris-Saclay

Data di pubblicazione

Ventiquattro anni, palermitano, magistrale in Electrical Engineering: vince il Premio di Laurea Magistrale “Partnership Fondazione ENEL – Polimi per Polimi Ambassador in Green Technologies e in Smart Infrastructures anno 2026" con una tesi sull'ottimizzazione topologica.

Una tesi tra Milano e Paris-Saclay

Il titolo è "Raw Material Minimization in Electrical Machines Manufacturing: a Topology Optimization Approach". Stefano ci ha lavorato durante un internship di sei mesi, da febbraio a luglio 2025, presso il laboratorio GeePs (Génie Électrique et Électronique Paris-Saclay), nel campus Paris-Saclay, che fa riferimento a Sorbonne Université, CentraleSupélec, CNRS e Université Paris-Saclay. La ricerca è stata supervisionata dal Prof. Théodore Cherriere del GeePs e dal Prof. Sergio Toscani, relatore al Politecnico di Milano.

Oggi i componenti delle macchine elettriche — motori, generatori, trasformatori — hanno forme geometriche regolari, come cerchi o rettangoli, dettate dalle tecniche classiche di lavorazione dei metalli. Sono forme che garantiscono progettazioni più semplici, ma non necessariamente più efficienti. I materiali utilizzati — terre rare, magneti permanenti, ferro, rame — sono al centro del dibattito sulla sostenibilità, nonostante siano chiave per la transizione energetica. In un'ottica di economia circolare, ridurne l'impiego a monte diventa una priorità. L'avvento della stampa 3D dei metalli (Additive Manufacturing) rende inoltre sempre più possibile realizzare geometrie complesse, liberando la progettazione dai limiti fisici della manifattura tradizionale.

L'algoritmo sviluppato da Stefano, attraverso un problema di ottimizzazione, è in grado di minimizzare il quantitativo di materiale necessario alla realizzazione del nucleo ferromagnetico di un trasformatore.

La borsa “Ambassador for Green Technologies”

Stefano aveva già seguito il percorso Ambassador for Green Technologies, a cui la borsa era rivolta, e il tema della tesi rispecchiava le materie affrontate in alcuni esami del programma, come economia circolare e design delle macchine elettriche. "Mi sembrava molto in linea, e ho deciso di partecipare", racconta.

Sull'impatto futuro di queste tecnologie mantiene una posizione prudente: "Non saprei dire. Avventurarmi in questo tema di ricerca è stato estremamente interessante, ma ho svolto un piccolo esempio e nel design dei componenti ci sono molte altre variabili da considerare. Magari in futuro una tecnologia come l'ottimizzazione topologica sarà diffusa a livello industriale; ad oggi rimane oggetto di ricerca e piuttosto di nicchia nelle industrie."

Perché il Politecnico

"Ho scelto il Politecnico perché ho ritenuto che un'università che giace in un contesto industriale e culturale come quello di Milano sia in grado di garantire a chi vi studia più opportunità. Mi sento estremamente privilegiato in questo, ringrazierò sempre i miei genitori per avermi sostenuto in questo percorso." Il Politecnico, dice, gli ha garantito tante delle opportunità che ha ricevuto.

Cosa farà “da grande”

"Vorrei lavorare nella ricerca e sviluppo, che sia in azienda o in università. Voglio fare l'Ingegnere, almeno per un po', perché ho sempre apprezzato le tematiche dell'ingegneria elettrica e vorrei metterle in pratica."

Sull'idea di avere un impatto sul Paese risponde così:

Sono convinto che il cambiamento debba essere frutto della collaborazione virtuosa dei singoli elementi di una società piuttosto che dell'operato dell'individuo in quanto con le nostre azioni abbiamo un controllo limitato sui cambiamenti che possiamo portare. Io punto ad aggiungere il mio mattoncino lavorando con rigore e impegno.