Il gran finale della missione Rosetta

Intervista ad Amalia Ercoli Finzi, la “signora delle comete”

29 settembre 2016

È iniziato 12 anni fa il viaggio nel cosmo di Rosetta, la missione lanciata dall’ESA con l’ambizioso obiettivo di studiare una cometa, la 67P Churyumov-Gerasimenko, dopo averla inseguita, essere entrata in orbita attorno ad essa e infine atterrata sulla sua superficie. 

E se tutta la missione ha emozionato e tenuto col fiato sospeso non solo scienziati e appassionati di astronomia ma il mondo intero, il momento sicuramente più coinvolgente è stato il distacco del lander Philae dalla sonda Rosetta, avvenuto il 12 novembre 2014: si è trattato del primo accometaggio nella storia dell'esplorazione spaziale, la prima volta che l’uomo ha potuto toccare con un suo strumento il suolo di una cometa, e quindi, già solo per questo, un successo.

Ora Rosetta è al gran finale: domani, venerdì 30 settembre, la sonda comincerà la sua discesa sulla cometa e, una volta a contatto con il suolo, spegnerà tutti gli strumenti di bordo.  La cometa infatti si sta allontanando dal sistema solare verso Giove e i pannelli solari della sonda non saranno più in grado di catturare abbastanza luce per farli funzionare.

Per l’occasione abbiamo incontrato Amalia Ercoli Finzi, Professore Onorario del Polimi, una delle massime esperte internazionali di Spazio e Principal Investigator dello strumento SD2, il trapano montato sul lander Philae per perforare la superficie della cometa e fornire i campioni da analizzare.

Cosa rappresenta per “Amalia la scienziata” l’ultimo atto della missione Rosetta?

Innanzitutto spero che non si tratti proprio dell’ultimo atto ma che si possa fare ancora qualcosa sulle comete molto presto. Tuttavia questo momento rappresenta un punto fermo che abbiamo deciso di mettere a questa missione. Spero che la sonda riesca a scendere lentamente e posarsi dolcemente sulla superficie della cometa senza rompersi troppo. Con Rosetta l’Europa è riuscita a fare qualcosa di davvero straordinario, i partner dei diversi Paesi hanno lavorato per un obiettivo comune in modo sinergico e proficuo. Un messaggio positivo per tutti i giovani che devono sentirsi europei e darsi una mano l’un l’altro.

E per “Amalia la donna”?

Ho dedicato a questa missione una gran parte della mia vita, sottraendole moltissime ore di sonno! Lo strumento che ha volato con Philae è diventato per me come una creatura alla quale penso con grandissimo affetto e con amore. Quando abbiamo ritrovato Philae e esaminato le immagini, ho capito che un piccolo puntino bianco rappresentava esattamente la testa del mio strumento. Devo dire che in quel momento mi sono sentita felice.

Quali sono i risultati scientifici più interessanti della missione?

Abbiamo capito bene due cose: innanzitutto che l’acqua della terra non viene da questa cometa in quanto la sua composizione è sostanzialmente diversa. L’altra è che la superficie della cometa è coperta da molecole organiche diffuse e molto complesse e che quindi la possibilità che le comete si portino in giro la vita c’è e c’è davvero! Andando su altre comete e andando a capire bene quali sono le condizioni per cui la vita si può sviluppare, forse potremmo diventare anche noi creatori...ma questa è una cosa tutta da vedere…

E i ritorni tecnologici dello strumento SD2 da lei progettato?

Lo strumento SD2 costruito dall’italiana Selex sotto l’ala del Politecnico di Milano rappresenta un vero e proprio gioiello di alta tecnologia, una soluzione che può diventare foriera di miglioramento a vari livelli. I materiali utilizzati e i meccanismi del trapano hanno dimostrato di resistere e funzionare benissimo anche dopo 12 anni di inerzia e alle condizioni più estreme quali quelle della cometa. L’ ottima capacità di progettazione lo rende quindi adatto a prelevare campioni in qualsiasi condizione su qualsiasi terreno: il sistema è a disposizione di chiunque possa averne bisogno, saremo ben contenti di metterlo sul mercato.

Cosa farà adesso, pensa di prendersi una pausa?

Assolutamente no! Stiamo già lavorando a moltissimi progetti: una missione molto complessa che ha come obiettivo la base lunare, una missione su Marte con l’obiettivo lontano ma certo di portarvi una colonia umana, una serie di missioni dedicate agli asteroidi e ai piccoli corpi che possono essere molto interessanti sia per la loro composizione ma anche come test bed, cioè strumenti per provare delle manovre che poi utilizzeremo in missioni sui grandi corpi. C’è ancora molto da fare e io sono pronta!