15.10.201916:15

Podio tutto politecnico al Rare Disease Hackathon 2019

51 nostri studenti hanno partecipato all’hackathon dedicato all’innovazione tecnologica per le malattie rare


Guadagnando tutti e tre i posti sul podio, il Politecnico di Milano è stato vero e proprio protagonista dell’edizione 2019 del Rare Disease Hackathon, svoltosi alla Leopolda di Firenze il 10 e 11 ottobre, in occasione della chiusura del Forum Sistema Salute.

Si tratta della terza edizione dell’Hackathon organizzato da Shire Italia, ora parte di Takeda, per stimolare l’innovazione tecnologica al servizio dei pazienti con malattie rare.

L’obiettivo è far leva sulla tecnologia per affrontare le sfide principali dell’odissea diagnostica delle malattie rare. Molte di esse rimangono non diagnosticate, mentre i pazienti lottano per ricevere diagnosi accurate, che possono richiedere una media tra i cinque e i dieci anni per arrivare, anche in Paesi con sistemi sanitari sofisticati, a una diagnosi definitiva.

I numeri della partecipazione del politecnico di Milano sono straordinari: 51 partecipanti, riuniti in 10 team, provenienti da molti ambiti diversi dell’ingegneria: informatica, biomedica, gestionale, matematica, meccanica. Ogni team ha così avuto un approccio volutamente multidisciplinare, riunendo studenti con background diversi. Dai ragazzi del primo anno di triennale a quelli dell’ultimo anno di magistrale, fino ai due dottorandi,circa la metà di loro sono donne, dimostrazione di quanto la diversity sia fondamentale nell’ambito dell’innovazione tecnologica.

I progetti vincitori sono stati:


Allevia – 1° posto

Sviluppato da Alessandro Caroli (ingegneria informatica), Agnese Calvani (ingegneria biomedica), Leonardo Chisté (ingegneria meccanica) e Vittoria Attolini (ingegneria biomedica).

Il progetto si concentra sulla sfida nell’ambito della scuola e della gestione del paziente pediatrico, sul tema del miglioramento dell’informazione degli insegnanti, dei compagni di scuola e dei docenti di sostegno.

Con l’obiettivo di sensibilizzare studenti e professori, il team Allevia ha realizzato un sito web indirizzato ai professori che permette loro di:

  • Reperire facilmente informazioni riguardo una malattia rara, imparando cosa sia meglio fare o non fare con bambini affetti da tale malattia.
  • Condividere o leggere esperienze di altri professori che si sono trovati in situazioni simili tramite un blog.
  • Reperire materiale didattico realizzato appositamente per l’insegnamento ai bambini.

La finalità è prima di tutto quella di formare gli insegnanti, e in secondo luogo metterli nelle condizioni di formare a loro volta i propri studenti sul tema delle malattie rare.

Un’esperienza formante, durante la quale abbiamo imparato molto dall’interazione tra di noi, con gli altri gruppi e con i rappresentanti delle varie associazioni. Poter salire sul podio e festeggiare assieme ai nostri compagni e compagne del Politecnico è stata un’esperienza unica.


VRPal – 2° posto

Sviluppato da Daniele Parravicini (ingegneria informatica), Beatrice Branchini (ingegneria biomedica), Gabriele Bonzi (ingegneria biomedica), Nicolò Ghielmetti (ingegneria informatica).

Il progetto si propone di coinvolgere nella didattica pazienti in età pediatrica e favorirne la partecipazione attiva all'interno della classe. È uno strumento che vuole garantire il più possibile la continuità a livello didattico, ma anche mantenere il legame tra i compagni e il malato, nei casi in cui il paziente, per necessità, non possa presenziare a scuola.

Sfrutta una tecnologia immersiva e accattivante per stimolare i pazienti nell'apprendimento, mantenendo viva la loro attenzione. Lo strumento dà la possibilità di avere un momento di svago e allo stesso tempo formativo, con la possibilità di implementare un gioco che può essere incentrato sugli argomenti trattati a scuola. 

Il coinvolgimento dei compagni nel gioco permette di abbattere le differenze, distogliendo l'attenzione dalla patologia, e di mantenere i contatti tra i compagni di classe.

Siamo entusiasti dell’esperienza: è stato un momento di grande condivisione e molto costruttivo, sia per l’argomento sia per la formazione personale. Non ci aspettavamo questo risultato, ha superato tutte le nostre aspettative!


Winutrifi – 3° posto

Sviluppato da Davide Conficconi (PhD in computer science and engineering), Claudia Cordara (ingegneria biomedica), Federico Cuppone (ingegneria biomedica), Eleonora D’Arnese (PhD in computer science and engineering), Chiara Di Vece (biomedical engineering).

Il progetto si focalizza principalmente sul rendere più spensierate le giornate dei bambini affetti da malattie rare che coinvolgono la nutrizione artificiale, ma non esclude gli adulti che si trovano nella medesima condizione.

La misurazione del tasso di glucosio nel sangue è uno dei metodi più diffusi per monitorare ed aggiustare all'occorrenza la terapia nutrizionale ma anche per prevenire condizioni di ipoglicemia o iperglicemia. Tecnologie basate su biosensors sono ampiamente presenti sul mercato ed è proprio a questi sensori che si collega WiNutriFi.  L’applicazione elabora i dati provenienti continuamente dal sensore e crea dei modelli che si adattano al singolo paziente. I dati vengono utilizzati per generare dei grafici che mostrano l’andamento della glicemia durante la giornata segnalando situazioni pericolose e suggerendo, inoltre, il momento migliore per la somministrazione dei nutrienti in base, ad esempio, al livello di attività fisica svolta.

L’obiettivo è quindi quello di consentire al bambino, ma anche all’adulto, di liberarsi dal pensiero di misurare i propri valori e verificarli frequentemente. 

L’applicazione può essere utilizzata anche dal medico per pianificare al meglio il piano di nutrizione del paziente. Inoltre, modificando il tipo di sensore utilizzato, il modello alla base permette la misurazione di altri parametri a supporto, ad esempio, di pazienti emofilia.

Durante il percorso che ci ha portati alla fine di questo hackathon, abbiamo avuto l’opportunità e la fortuna di incontrare persone straordinarie che, condividendo con noi con estrema limpidezza le loro sfide quotidiane, ci hanno permesso di capire le loro esigenze. Durante questi due giorni abbiamo potuto metterci alla prova sia con sfide tecniche che umane, imparando a metterci in gioco e a crescere con gli altri.

Il Politecnico di Milano partecipa fin dalla prima edizione dell’hackathon con il NECSTLab, il laboratorio di architetture dei sistemi e sicurezza informatica del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria. In questi tre anni il progetto si è espanso, diventando uno dei nostri corsi Passion in Action, ovvero un corso di didattica innovativa aperto agli studenti interessati, di qualsiasi corso di studio facciano parte.

I progetti ideati per l’hackathon non finiscono lì. Se lo desiderano, i tre team vincitori entrano in una seconda fase di sviluppo all'interno del NECSTLab, dove verranno aiutati nel portare avanti il loro progetto. A dicembre verrà annunciato il team vincitore, che avrà l’opportunità di partecipare alla prossima edizione della NECST Group Conference, l’evento annuale del NECSTLab che si tiene a San Francisco e nella Silicon Valley.