24.09.202111:00

Politecnico primo in Italia nel QS Graduate employability

Siamo noni in Europa e 43simi al mondo nella classifica che valuta la preparazione degli studenti al mondo del lavoro


Il Politecnico di Milano è al primo posto tra gli atenei italiani nel QS Graduate Employability 2022, la classifica che valuta la capacità degli atenei di preparare gli studenti per il mondo del lavoro. A livello globale, ci posizioniamo al nono posto in Europa e al 43esimo al mondo.

Il ranking QS Graduate Employability coinvolge circa 680 università in tutto il mondo, fra cui 14 in Italia. I parametri considerati sono cinque: «Employer reputation» (le università che secondo le aziende hanno i “migliori” laureati); «Alumni outcomes» (ex studenti con le carriere di maggior successo); «Partnership with employers» (aziende con cui l'università realizza pubblicazioni di ricerca e partner dell'ateneo per placement e tirocini); «Employer-student connections» (rapporto fra aziende presenti in ateneo durante l'anno per incontrare gli studenti e il numero di studenti); «Graduate Employment Rate» (il numero dei laureati occupati a 12 mesi dalla laurea).

La performance del Politecnico di Milano è particolarmente forte nell'indicatore occupazionale e nelle partnership con le imprese: in entrambi gli indicatori, il nostro ateneo supera 95 punti su 100.

Il rettore Ferruccio Resta ha commentato così il risultato:

Ne andiamo fieri perché la formazione è la nostra prima missione. Il valore e la qualità dei nostri laureati è una condizione necessaria per il nostro ateneo.

Ed aggiunge:

A questi risultati si arriva integrando sempre più formazione e professione. Abbiamo messo in rete il Politecnico e il mercato del lavoro. E poi ci sono l’Assessment Center, i Career Day specializzati. Quello che è certo, è che l’università può essere preparata alle sfide nazionali e internazionali del mondo del lavoro se si lega sempre di più al mondo delle imprese.

Per il futuro, Resta traccia una strada punteggiata da tre tappe: riprendere un percorso internazionale che è uscito mutilato da 18 mesi di grandi restrizioni, e farlo attraverso una rete di atenei internazionali; potenziare il mercato del lavoro che è oggi è rappresentato anche dalla capacità dei nostri laureati di creare impresa, perché l’imprenditoria giovanile è uno sbocco che qualche anno fa non c’era; capire quali sono i grandi cambiamenti e le grandi trasformazioni in atto.

Stiamo mettendo su un grandissimo piano in Europa, e in vista di quel piano dobbiamo chiederci quale sarà il mercato del lavoro che avremo davanti, quali le competenze necessarie e quale il ruolo dell’università. Penso a energia e digitale, che sono già nel dna del nostro ateneo, ma anche a una maggiore contaminazione dei saperi.